Mostra personale
'di Sogni e di Segni'
di Chiara Renza Federici al Museo della Stampa di Soncino. A cura di Simone Fappanni
SONCINO. Dal 14 novembre al 6 dicembre il Museo della Stampa di
Soncino ospita 'di Sogni e di Segni', mostra personale di Chiara Renza Federici. Il titolo dichiara subito il filo conduttore
del percorso: il segno, cioè la lettera, la traccia, il codice, e il sogno,
cioè la dimensione interiore a cui quel segno cerca di dare forma.
Inaugurazione Sabato 14 novembre 2026 alle ore 16,30
Dopo l'introduzione di Giuseppe Cavalli,
il curatore della mostra, Simone
Fappanni, presenterà i lavori esposti.
Federici nasce in una famiglia di artigiani e artisti di Fossacaprara di
Casalmaggiore e comincia a dipingere fin dall'adolescenza. Il suo percorso si
arricchisce con la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia, i corsi d'arte
a Cremona con il maestro Sereno Cordani e gli studi universitari di Storia
dell'Arte a Parma. Affascinata dalla pittura del Quattrocento, studia con
particolare attenzione i movimenti della prima metà del Novecento. Lavora
soprattutto su carta, con acquerello, tecnica mista, disegno e collage, e la
sua ricerca è rivolta a tradurre in immagine e colore i mondi interiori,
facendo dell'azione pittorica una rivelatrice dell'invisibile e dei misteriosi
codici dell'anima.
L'esposizione si articola in due nuclei. Il primo è dedicato ai
collage, nati dal recupero e dalla ricomposizione. Nei lavori del 2019, come
«Ricordo sognato», «E A» e «Maggio», l'artista impiega materiali d'archivio dei
nonni, acquerelli strappati e riassemblati, fogli, fotocopie, pastelli e
matite: le immagini evocano ricordi o sogni, nei quali talvolta si inserisce il
segno della scrittura o della matita. Un posto speciale spetta a «La bella
addormentata» del 1999, uno dei primi collage, costruito interamente con
frammenti di vari acquerelli, e a «Il sogno del pesce di pane», ultimo lavoro
in ordine di tempo (2026, cm 50x100), realizzato strappando e incollando fogli
dipinti con campiture di un unico colore variegato, a ricostruire la forma e il
colore di una bozza iniziale. Quale sia il sogno del pesce, l'artista lo lascia
immaginare a chi guarda.
Cuore concettuale della mostra è la serie «Frammenti ricomposti»,
parte di un quaderno d'artista: dodici collage, come i mesi dell'anno, in parte
esposti incorniciati e in parte nelle bacheche, ciascuno accompagnato da tre
versi di 7, 5 e 7 sillabe, una sorta di haiku a sillabe invertite. Minuscoli
pezzi di acquerelli strappati vengono ricomposti su fondo nero per ricreare un
momento della giornata, un avvenimento, un'impressione, una riflessione.
Gli scarti diventano frammenti di un'opera già compiuta e prendono
nuova vita in un'immagine inedita: un processo di vita, morte e rinascita, una
rigenerazione da ciò che si è decomposto o frammentato. A questa serie
appartiene anche «Nello spezzettato del giorno» (2026), collage su leporello.
Il secondo nucleo raccoglie gli acquerelli, dove il segno diventa
protagonista. In opere come «Criptogrammi» (2020) e «Codici» (2023) la
scrittura non è identificabile, ma funziona come un codice che invia comunque
un messaggio, reinventandosi in infinite variazioni. In «Xstory» (2022) e «A
spezzata» (2026) compaiono invece lettere del nostro alfabeto, attorno alle
quali si sviluppa una situazione sospesa nel tempo, nell'immaginazione o nel
sogno, in una connessione continua tra il segno che vuole descrivere e il sogno
che vuole significare. «Flussi» (2025) accoglie sulla superficie, quasi fosse
un foglio di libro, un flusso di segni apparentemente scomposti in cui è
richiesto di immergersi, come nell'ascolto di un brano musicale che non narra
ma evoca. Il dittico «XXI Secolo» (2026) usa le due X e la I romane per
alludere all'inizio del nuovo millennio e alla distruzione delle torri gemelle
di New York. Infine «Sogno in blu, verde, rosso e giallo» (2026), sviluppo
verticale in pigmenti e acquerello su cartone, segna un passaggio ulteriore:
qui i segni non sono più codici ma simboli, e la pittura crea situazioni
oniriche.
La musica attraversa tutto il lavoro. Federici canta da molti anni come
contralto nel Coro Estudiantina di Casalmaggiore, per il quale nel 2007 ha
realizzato il video multimediale «La Creazione» sulla musica di Haydn, e
l'armonia musicale permea la sua pittura.
Ha esposto più volte al Museo Diotti di Casalmaggiore («I Federici
di Fossacaprara», «Evviva Picasso», «Musica Musa») e in numerose sedi del
territorio, da Monticelli d'Ongina a Gazzuolo, Gazoldo degli Ippoliti e
Piadena, fino alla pieve di Urago Mella BS con «La poeta sonnambula» e alla
bipersonale «Due Mondi» con il fratello Andrea nel Torrazzo di Commessaggio MN
e la personale 'AcquAria e dintorni di terra' nella sede dell'A.D.A.F.A. di
Cremona.
«di Sogni e di Segni» invita il visitatore a rallentare e a
lasciarsi guidare dal colore e dal ritmo dei segni, accettando di non decifrare
tutto: nel sogno, come nella pittura, il senso nasce dall'immersione più che
dalla spiegazione.