Incontro con gli studenti di 3za
media dell'Istituto C. Giovanni XXIII di Soncino
Lunedì 26 gennaio ore 10.00 ' Sala
Convegni Filanda Meroni -SONCINO -
Presentazione a cura di
Enrico Grisanti del libro 'Casa libera tutti' l'ultimo libro di Lorenza Cingoli, una delle più
importanti voci della narrativa per ragazzi Una storia intensa e commovente che
ha affidato a Salani prima di morire.
Una storia vera ambientata a Sciesopoli,
Una casa per tutti, una casa in cui ricominciare a sperare, una casa per
dimenticare la guerra e guardare al futuro
SCIESOPOLI
La Casa dei Bambini di Selvino
"Essere
clandestini significa scappare, nascondersi, cambiare nome più volte, lasciare
tante case, sentire la paura addormentandosi di notte. Nemmeno il giorno
rassicura. Anzi, il giorno espone, con la sua luce, alla vista degli altri.
Perché il desiderio che si ha, quando si è clandestini, è quello di non essere
visti né riconosciuti. Vivere da sfollati è lasciare tutto quello che si
possiede: la casa, i giocattoli, i vestiti, il proprio cane, è andarsene senza
sapere dove e ringraziare, col cuore stretto dall'angoscia e dalla diffidenza,
chi offre ospitalità provvisoriamente. La fuga sradica e porta tra sconosciuti,
davanti ai quali non si parla volentieri, non si alzano gli occhi volentieri,
ma non si può nemmeno stare in silenzio e tenere lo sguardo abbassato, perché è
un gesto che potrebbe tradire l'inquietudine. Tornare, è riavere il proprio
nome vero, ma non crederci più in modo definitivo."
Queste
parole sono di Donatella Levi. Ci parla della sua condizione di ebrea
perseguitata e braccata dai nazifascisti. Uscire alla luce, farsi vedere in
giro, poteva essere la fine della vita. Una testimonianza che ci tocca
profondamente.
Sembra
ci parli di oggi, della condizione degli stranieri che arrivano come migranti e
profughi nelle nostre terre. E sono bollati come clandestini, come criminali,
mentre cercano semplicemente un futuro migliore. Uomini e donne, persone come
noi.
Eppure, proprio nelle
nostre terre c'è una storia incredibile di Speranza, di Salvezza e di Luce.
Luminosa come la festa ebraica della luce detta Hanukkah, e come il nostro
Natale pieno di luci.
A 20 Km da Bergamo, tra
le montagne di Selvino nella bergamasca, esiste una grande colonia alpina, oggi
abbandonata e in rovina.
Ma un tempo
straripava di vita, di bambini che correvano, studiavano, giocavano,
lavoravano, cantavano, recitavano, facevano scherzi, senza tralasciare le
regole della vita in comune.
Una colonia sorta nel 1933 e attiva sino al 1985.
Si chiama Sciesopoli, un nome fantastico e strano, che è
la fusione di due nomi: Sciesa e Tendopoli. Sciesa, in onore di Amatore
Sciesa, un eroe del Risorgimento italiano. Tendopoli perché inizialmente il
luogo era un campeggio estivo dei giovani fascisti milanesi. La colonia fu
costruita in due anni. Era la più bella e moderna del fascismo. Doveva
dimostrare la potenza del fascismo, in grado di formare la vita dei bambini, di
educarli alla disciplina e di prepararli alla guerra. Era immersa in una grande
pineta, aveva grandi saloni pieni di luce, ampi tetti a solarium per le cure di
sole, dormitori, refettori, moderne cucine e lavanderia, montacarichi,
riscaldamento centrale, palestra, cinematografo, ambulatorio medico e persino
una piscina interna riscaldata. Era diretta dal soprintendente alla Scala di
Milano.
Questo fiore all'occhiello del
fascismo milanese, tra il 1945 e il 1948 divenne la casa di
accoglienza per circa 800 bambini ebrei orfani, scampati ai rastrellamenti,
alla distruzione dei ghetti, ai campi di lavoro e sopravvissuti ai lager, alle
persecuzioni e alle marce della morte.
Questi bambini
provenivano da mezza Europa. Erano polacchi, ungheresi, ucraini, tedeschi,
romeni e alcuni italiani. Erano profughi che vagavano alla fine della seconda
guerra mondiale.
A Selvino vennero
accolti dalla comunità ebraica milanese. Furono guidati da Moshe Zeiri, un
soldato della Brigata Ebraica, che amava il teatro, il quale dalla Palestina
era venuto in Italia a combattere contro i nazifascisti, sino alla Liberazione
dell'Italia. Il suo metodo educativo si ispirava a quello di Janusz Korczak, il
padre degli orfani del ghetto di Varsavia, che per primo aveva parlato dei
diritti del bambino.
Così a Selvino nacque la Repubblica dei
Bambini, con regole di mutua collaborazione fra adulti e bambini, i più grandi
aiutavano i più piccoli, la responsabilità era di ognuno, il denaro andava
diviso fra tutti. Le giornate erano organizzate tra studio, lavoro, attività
ricreative, passeggiate, musica, canti e teatro. I bambini realizzarono persino
un giornalino intitolato "Nivenu", ossia "La nostra
parola". Finalmente quei bambini, che sino ad allora non avevano avuto
alcun diritto di vita, trattati peggio degli animali e destinati a scomparire
nei forni crematoi, potevano riprendersi il diritto di parola. Nel giornalino
scrissero parole piene di speranza, lettere accorate alle madri scomparse nei
lager e poesie che ancora ci commuovono.
Così, giorno dopo
giorno, Moshe e i suoi collaboratori curarono le ferite dei bambini ebrei che
ripresero a vivere, a sorridere, a coltivare il sogno di una nuova vita nella
Terra di Israele.
Molti di questi bambini, infatti,
raggiunsero la Palestina sulle navi clandestine, ma dovettero scontrarsi con
gli inglesi che controllavano la Palestina e che li rinchiusero nei campi di
Cipro e di Atlit. Questa storia — poco nota — è narrata anche nel romanzo e nel
film Exodus, il nome della nave su avvenne un incredibile sciopero della fame
per costringere gli inglesi a fare sbarcare "quei clandestini del
mare".
Però, le storie
dei bambini di Selvino non sono state dimenticate. Ci sono libri che parlano di
loro, come il libro dello storico Sergio Luzzatto: "1 bambini di Moshe.
Gli orfani della Shoah e la nascita di Israele." E ci sono le loro memorie
e le loro fotografie.
Alcuni Bambini di
Selvino sono ancora in vita, spesso tornano a Selvino, insieme a figli e
nipoti, per visitare la casa che per loro fu come un "palazzo
fiabesco", la culla della loro nuova vita, dove ritrovarono la gioia di
vivere. Questo ritorno celebra la loro rinascita e la vittoria sul nazifascismo
e il razzismo che li voleva sterminare e annientare.
Purtroppo il grande
edificio immerso nel parco di conifere di Selvino, è da anni abbandonato e in
rovina. Per fortuna, alcuni amici di buona volontà e l'amministrazione comunale
di Selvino stanno cercando di preservare questo edificio e hanno allestito un
museo nella Casa Comunale su questa storia di salvezza e rinascita, una storia
unica al mondo.
Dunque, la Casa dei Bambini di
Selvino fa parte a pieno titolo del nostro patrimonio storico e architettonico,
da preservare e raccontare, affinché nomi come Auschwitz, Bergen Belsen,
Dachau, Gusen, Mauthausen, questi terribili luoghi di sterminio non vengano
dimenticati, ma siano la Memoria di un'Europa che non vuole più razzismi né
guerre, che non vuole indifferenza, odio e persecuzioni, ma chiede accoglienza,
diritti umani uguali per tutti, libertà e Pace.
A raccontare questa
storia vi sono alcuni film, un bel documentario del regista Enrico
Grisanti una mostra itinerante e ora
anche il libro 'Casa libera tutti' di Lorednza Cingoli.
Edith Stein Suor Teresa
Benedetta della Croce
Deportata e assassinata a Auschwitz perché Ebrea
Mu
Introduce Giuseppe Cavalli
Intervento di:
Prof. Francesco Capretti
Direttore del Museo della Stampa Centro Studi Stampatori Ebrei Soncino
Presentazione a cura di:
Antonio Sangalli Padre Carmelitano
cocuratore della Mostra Edith Stein 'Una vita per la verita'.
Padre Antonio Sangalli porterà in visione
'il testimone silenzioso' del martirio
non solo della Stein ma di tutti coloro che hanno trovato la morte nel Campo di
sterminio di Auschwitz
(un mattone dei forni crematori)
Il 12 aprile 1933, alcune settimane dopo
l'insediamento di Hitler al cancellierato, Edith
Stein scrisse a Roma per chiedere a papa Pio XI e al suo
segretario di Stato 'il cardinale Pacelli, già nunzio apostolico in
Germania e futuro papa Pio XII – di non tacere più
e di denunciare le prime persecuzioni contro gli Ebrei.
Edith Stein nacque nel 1891 a Breslavia,. era l'ultima di
sette figli di una famiglia ebrea profondamente religiosa e attaccata alle
tradizioni. Nacque in una festa religiosa ebraica, il 12 ottobre, giorno del
Kippur, cioè dell'Espiazione. Intelligente, vivace, iniziata in età precoce
agli interessi culturali dai fratelli maggiori, nel 1910 Edith è iscritta
all'università di Breslavia, unica donna a seguire, in quell'anno, i corsi di
filosofia. Nel 1913 la studentessa Edith Stein si recò a Gottinga per frequentare
le lezioni universitarie di Edmund Husserl, divenne sua discepola e assistente
ed anche conseguì con lui la sua laurea, a Gottinga incontrò anche il filosofo
Max Scheler. Quest'incontro richiamò la sua attenzione sul cattolicesimo. Nel
1916 seguì Husserl con l'incarico di assistente all'università di Friburgo. Si
laureò con una tesi dal titolo «ll problema dell'empatia» (Einfuhlung). L'anno
dopo conseguì il dottorato summa cum laude presso la stessa università. Fu
nell'estate del 1921, che Edith lesse 'in una sola notte 'la Vita di S.
Teresa d'Avila, scritta da lei stessa. Nel chiudere il libro, alle prime luci
del mattino, dovette confessare a se stessa: «Questa è la Verità!.
Ricevette il battesimo a Bergzabern qualche mese dopo, il 1°
gennaio 1922.
Aggiunse a Edith i nomi di Teresa ed Edvige. Avvertiva i primi richiami
interiori della vocazione alla consacrazione totale al Dio di Gesù Cristo.
Lasciò quindi il suo lavoro come assistente di Husserl, e scelse di passare
all'insegnamento presso l'lstituto delle Domenicane di Spira (Speyer).
Il 15 ottobre 1933
Edith entrava nel Monastero del Carmelo di Colonia. Aveva 42 anni. Sei
mesi dopo, la domenica 15 aprile 1934, si compì il rito della vestizione
religiosa, e fu monaca novizia col nome di Suor Teresa Benedetta della Croce.
Si dedicò a completare l'opera «Essere finito ed Essere eterno», iniziata prima
di entrare al Carmelo.
Nel 1938 si compì l'iter della sua formazione carmelitana e
il l° maggio emise la sua professione religiosa perpetua. Ma il 31 dicembre
1938 si imponeva per Edith il dramma della croce. Per sfuggire alle leggi
razziali contro gli ebrei, dovette lasciare il Carmelo di Colonia. Si rifugiò
allora in Olanda, nel Carmelo di Echt. Il momento era tragico, per tutta
l'Europa e particolarmente per coloro che erano perseguitati dai nazisti perché
di stirpe ebraica. Il 23 marzo si offrì a Dio come vittima di espiazione.
Il 9 giugno stese il testamento spirituale, nel quale
evidenziava l'accettazione della morte per le grandi intenzioni dell'ora,
mentre infuriava la seconda guerra mondiale. Nel 1941, per incarico della
Priora del monastero di Echt, incominciò e portò avanti finché potè, una nuova
opera, questa volta sulla teologia mistica di S.Giovanni della Croce. La
intitolò: «Scientia Crucis». L'opera rimase incompiuta, perché anche ad Echt fu
raggiunta dai nazisti. Le squadre delle SS la deportarono nel campo di
concentramento di Amersfort e poi in quello di Auschwitz.
Era passata dalla cattedra di docente
universitaria al Carmelo. Ed ora, dalla pace del chiostro, spazio dell'amore
contemplativo, passava agli orrori di un lager nazista. Edith Stein, Suor
Teresa Benedetta della Croce, morì nelle camere a gas di Auschwitz il 9 agosto
1942.
Fu beatificata da Giovanni Paolo II a Colonia,
nell'anniversario della sua consacrazione definitiva, il 1° maggio 1987. È
stata proclamata santa dallo stesso pontefice a Roma, in piazza san Pietro, il
giorno 11 ottobre 1998. Il cuore della vita di Edith Stein, di santa Teresa
Benedetta della Croce, si può individuare nella sua «passione per la verità».
Il messaggio che ha da consegnare all'uomo d'oggi è questa sua passione, che è
la sostanza della sua vita.
Molto spesso, oggi si va alla ricerca di esperienze
religiose innovative e nuovi percorsi spirituali, ma la questione della verità
viene trascurata e messa da parte, per evitare che in questo modo vengano posti
vincoli alla libera scelta verso le nuove proposte spirituali o che venga a
crearsi, tra quelle, una gerarchia che in qualche modo ne privilegi alcune e ne
discrimini altre. Per Edith Stein, l'uomo si qualifica come un essere che per
natura sua cerca la verità, che cioè cerca Dio. Però, non come un essere
condannato a una ricerca che non potrà mai aver esito; come un essere, invece,
al quale, a un certo punto, è dato di poter esclamare con la Stein: «La verità
è qui!».
Mostra: 'Il tempo di Warhol e la Pop art'.
Dall'Europa
all'America una nuova esperienza estetica
a cura del critico d'arte Andrea
Barretta
Si apre Sabato 23 agosto 2025 alle ore
17,30 presso il Museo della
Stampa Centro Studi Stampatori Ebrei Soncino
un'esposizione di opere che
raccontano la storia dell'arte degli indimenticabili anni 60 che sarà possibile
visitare fino al 7 settembre 2025.
Alla metà del XX secolo tutto è
permeato dal sorgere di numerosi movimenti artistici, che cercano di
interpretare le istanze del presente utilizzando nuovi mezzi di produzione e
adattandosi ai tempi e ai modi di vivere che filtrano la realtà attraverso
visioni intimiste, generando molteplici strumenti d'espressione come la grafica
d'arte. Nasce la Pop art, il più rivoluzionario movimento artistico dal dopoguerra a oggi. Proprio in quegli anni centrali del Novecento
grandi artisti internazionali si sono confrontati sulla tecnica della grafica,
opere d'arte realizzate perlopiù su carta in cui mostrano l'estro creativo in
una palestra di sperimentazione di una straordinaria stagione culturale, in un andare dall'Europa all'America
con Andy Warhol come protagonista e altre tendenze del tempo, con artisti che
non hanno confuso l'inconsueto con l'impraticabile.
Una esperienza straordinaria che il critico d'arte Andrea Barretta presenta al Museo della Stampa di Soncino (Cremona), a raccontare un periodo ricco di storia e storie d'arte, dal 23 agosto al 7 settembre 2025 con il patrocinio dell'Associazione Pro Loco di Soncino e la direzione di Giuseppe Cavalli. Tratti capaci di incarnare e descrivere la società di massa del Novecento, prendendo spunti da premesse artistiche, individuabili nella centralità dell'oggetto di uso comune, in una narrazione affascinante con grandi artisti.
considerati Andy Warhol e Robert Rauschenberg nella cultura statunitense, fino agli animatori delle notti romane come Tano Festa, Franco Angeli e Mario Schifano. Maestri che hanno animato quel felice decennio sull'eredità delle avanguardie, cui si aggiungono altri artisti in questa mostra, come: Valerio Adami, Antonio Bueno, Mario Ceroli, Lucio Del Pezzo, Marco Lodola, Aldo Mondino, Concetto Pozzati, Joe Tilson e Vanni Viviani.
La tecnica serigrafica che Warhol ha
usato concentra le caratteristiche iconiche, e in mostra anche i famosi
ritratti di 'Mao' e 'Lion' (1975), in edizione limitata e numerata, con firma originale
e autentica. "Un leone col rossetto", con riferimento alle macchie di
colore rosso acceso che l'artista disegnò sul muso dell'animale, a mo' di
trucco. Tale rappresentazione sembra richiamare alla mente il volto di Grace
Jones, amica dell'artista, che fu probabilmente la sua musa ispiratrice per
quest'opera.
La Pop art si mostrerà in Italia grazie alla Biennale di Venezia del 1964. Prima, negli anni Cinquanta, Baj e Rotella abbandonano il loro fare artistico, la loro precedente cifra stilistica genericamente definibile come informale, per proiettarsi negli anni Sessanta che già sentivano in una nuova creatività: Baj appunterà l'attenzione su composizioni del kitsch contemporaneo, mentre Rotella appronta i dècollage e inizia a riferirsi alle grandi icone propagandistiche. Ma nella Pop art italiana è possibile scorgere una differenza sostanziale dalle opere pop americane, ed è il radicamento della nostra tradizione pittorica ricca di memoria culturale, così diversa da quella riscontrabile in America, e poi i contenuti della pop italiana sono poetici, mentre quelli inglesi sono dati da artificiose immagini che diventano generiche in quelle americane. Ecco, allora, che Schifano nel rappresentare il consumismo del 'boom economico' italiano, in una serie di particolari ingranditi di marchi pubblicitari, non si discosta dalla pittura e la rende 'grondante' di colore materico; mentre l'opera di Franco Angeli palesa una matrice metafisica e citazioni del nostro passato, di un mondo antico, come Tano Festa e il richiamo a Michelangelo: insomma tutti assimilano e mutano il 'pop' in chiave erudita, giacché per gli artisti italiani il confronto con la conoscenza è indispensabile, aprendo una sorta di gioco con la storia dell'arte in nuce, come ricapitolazione di prime espressioni già molto rilevanti per maggiori sviluppi.
L' esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 7 settembre 2025 secondo gli orari del Museo della Stampa: dal Martedì al Venerdì dalle ore 10,00 alle ore 12,30, Sabato Domenica e Festivi dalle ore 10,00 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 19,00; nei giorni feriali è possibile, su prenotazione, la visita anche il pomeriggio telefonando allo 0374 83171 o scrivendo a: info@museostampasoncino.itMostra
' L'amor che move'
di
Nicola Zaccaria
Si
apre Sabato 31 maggio 2025 presso il Museo della Stampa Centro Studi Stampatori
Ebrei Soncino un'esposizione di fotografie che vengono stampate attraverso
tecniche di
transfer a contatto su diversi supporti e arricchita
da interventi polimaterici e segnici, che
sarà possibile
visitare fino al 22 giugno 2025.
La Mostra sarà arricchita
dall'esposizione di Divine Commedie storiche dal 1500 ai giorni nostri
INAUGURAZIONE Sabato
31 maggio 2025 ore 17,30
Presentazione a cura di Paola Mutti.
Nicola Zaccaria. Nato a Brescia nel 1977, vive a Ghedi
(BS). Si dedica alla fotografia dal 2008 prediligendo fin dagli esordi il tema
introspettivo che sviluppa soprattutto attraverso portfolio fotografici. Sue
personali sono state esposte in Italia e all'estero: negli ultimi anni,
varcando i confini provinciali, è stato invitato nella Biblioteca comunale di
Viganò (LC), al Museo Casa Francesco Datini di Prato, presso la cattedrale di
San Vigilio a Trento e alla
Spectrum-Kirche di Passau. Dal 2015 è presente presso Art Hotel Museo di Prato
con la camera d'autore dal titolo 'Acque di luce'. Nel 2017 una sua opera 'Il
nostro passaggio' entra a far parte di CoArtCo 'Galleria civica di arte
contemporanea in Palazzo Bertazzoli, Bagnolo Mella (BS). Numerose sue opere
sono presenti nella collezione dell'Associazione per l'arte Le Stelle che promuove il pensiero di
san Paolo VI sull'arte. Un articolo dedicato a suoi lavori fotografici esce a
luglio 2018 nella rivista di settore Image Mag. Dal 2019 partecipa alla rassegna annuale
Artista in-formato, a cura del Centro internazionale della grafica di Venezia.
Nel 2020 inizia uno sperimentalismo nello studio del pittore-incisore
bresciano Luciano Pea, allontanandosi gradualmente dalla pura fotografia per
intraprendere un nuovo cammino di commistione tra diversi linguaggi artistici,
percorso tuttora in sviluppo. L'elaborazione creativa si colloca nel momento
successivo allo scatto ovvero sulla riproduzione fotografica che viene stampata
attraverso tecniche di transfer a contatto su diversi supporti e arricchita da
interventi polimaterici e segnici, al servizio del messaggio sotteso.
Da qui l'idea condivisa con Fausto Moreschi, cultore di studi
danteschi nonché collezionista di pregevoli esemplari di Divina Commedia, di
realizzare, attraverso un vero e proprio laboratorio di ibridazione, un lavoro
dedicato all'illustrazione storica del poema dantesco.
L'azione dell'artista intende fare
memoria,
partendo dalla selezione tematica e riproduzione di decine di illustrazioni
d'autore che si accompagnano ad una profonda analisi del testo letterario, in
una sorta di graduale rivelazione dal piano fisico a quello metafisico.
L'amor che move: un percorso visivo che valorizza il patrimonio storico-letterario del
poema dantesco con uno sguardo contemporaneo; figurazioni e visioni poste in
relazione con l'umano sentire che il messaggio poetico e artistico esplorano e
interrogano, ieri come oggi.www.fotozaccaria.com
L' esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 22 giugno 2025 secondo gli orari del Museo della Stampa: dal Martedì al Venerdì dalle ore 10,00 alle ore 12,30, Sabato Domenica e Festivi dalle ore 10,00 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 19,00; nei giorni feriali è possibile, su prenotazione, la visita anche il pomeriggio telefonando allo 0374 83171 o scrivendo a: info@museostampasoncino.it
Mostra 'COSMOGONIE'
di Paolo Barlusconi
Si
apre Sabato 3 maggio 2025 presso il Museo della Stampa Centro Studi Stampatori
Ebrei Soncino un'esposizione di opere denominate
Lasergrammi poiché realizzate
impressionando l'effetto della
scomposizione di un raggio laser su carta fotosensibile che sarà
possibile
visitare fino al 25 maggio 2025.
INAUGURAZIONE
Domenica 4 maggio 2025 ore 11,00
Presentazione
a cura dell'arch. Michele Caldarelli.
Nel 2007 ha
partecipato alla LII edizione della Biennale di Venezia.
Michele Caldarelli, nato a Milano nel 1950, si è laureato in architettura presso il Politecnico di Milano. Dal 1977 è direttore artistico della galleria d'arte 'Il Salotto' di Como. Oltre alla presentazione critica di numerose rassegne personali di artisti contemporanei, ha al proprio attivo l'organizzazione di un centinaio di mostre di argomento tematico, molte delle quali di carattere interdisciplinare, presentate in Italia, Europa, Stati Uniti e Sud America. Come giornalista e critico d'arte dal 1984, ha collaborato in ambito interdisciplinare con quotidiani e riviste di settore. Dal 1996 è responsabile dello sviluppo del sito Internet Archivio Attivo Arte Contemporanea http: //www.caldarelli.it da lui creato. Dal 2005 cura lo sviluppo del progetto 'Cosmogonie', con l'intento programmatico di sviluppare un clima di sinergia possibile fra le arti e le scienze.
L'argomento
del progetto Cosmogonie è il Cosmo. Un cosmo inteso come multiverso visto,
letto e interpretato mettendo a confronto le più diverse teorie che via via
vengono raccontate e spiegate in occasione di incontri, manifestazioni e
convegni a carattere interdisciplinare.L'intento
programmatico del progetto, ancora una volta rinnovato nei suoi contenuti e qui
a Soncino per la sua trentaduesima tappa espositiva, è quello di sviluppare un
clima di sinergia possibile fra le arti e le scienze che non trascuri alcuna
disciplina e ne favorisca ispirazione reciproca proponendo interventi di
fisici, astronomi, matematici, architetti, poeti, filosofi, astrofisici,
botanici.Le opere
esposte sono denominate Lasergrammi poiché realizzate impressionando l'effetto
della scomposizione
di un raggio laser su carta fotosensibile. Si vuole, con esse, proiettare
virtualmente l'osservatore nel centro del Cosmo e simultaneamente in quello
della terra.
Si ricalcano, in questo modo, da un lato un'esperienza di viaggio mistica come
immaginata da Athanasius Kircher nell'Iter Extaticum e nell'Ars Magna Lucis et
Umbrae, e dall'altro gli studi di ottica in ambito scientifico, dalle prime
osservazioni col cannocchiale di Galileo alle esperienze di Angelo Secchi
fondatore della spettroscopia astronomica, alla teorizzazione della espansione
del Cosmo di Hubble e allo studio del Big Bang.I materiali
usati per realizzare le opere 3D sono oggetti semplici prodotti da automatismi
meccanici.Oggetti figli di un'idea, di un principio di utilità o di
bellezza, di un "a priori" intelligente che ne ha permesso
l'esistenza anche se effimera.Ciò che interessa l'autore è la genesi della forma nella sua essenza di
intelligenza primaria, pre-formante. I rapporti di proporzione armonica sono,
coerentemente e di conseguenza, fondamentali in ogni sua composizione dove
tutto si confronta con le misure perfette del quadrato o della sezione aurea.
La spirale logaritmica, che sottende la fillotassi nel mondo vegetale,
definisce le superfici dei pannelli rettangolari su cui lavora o governa la
distribuzione degli elementi su di essi mentre il cerchio, duplice nella sua
natura simbolica e ampiamente saggiato nelle opere più recenti, fa da limite
concettuale e ideale al rapportarsi della visione di un universo perfetto,
misurabile ed esperibile, con quella di un cosmo infinito ed in continuo
divenire.
La presenza
presso il Museo della Stampa di Soncino vuole essere un omaggio alla Famiglia
dei Soncino (che fra i primi utilizzarono le innovazioni tecnologiche della
stampa) proponendo qui un esempio innovativo nell'utilizzo della stampa
fotografica, con particolare riferimento alla luce e all'esperienza della scienza
catottrica/diottrica, come mezzo espressivo e contemporaneamente esperienza
simbolica.L' esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 25 maggio 2025 secondo
gli orari del Museo della Stampa: dal Martedì al Venerdì dalle ore 10,00 alle
ore 12,30, Sabato Domenica e Festivi dalle ore 10,00 alle 12,30 e dalle 14,30
alle 19,00; nei giorni feriali è possibile, su prenotazione, la visita anche il
pomeriggio telefonando allo 0374 83171 o scrivendo a: info@museostampasoncino.it
Mostra 'La natura immaginata: SONCINO E OLTRE'
di
RICCARDO BOZUFFI
Si
apre Domenica 6 aprile 2025 presso il Museo della
Stampa Centro Studi
Stampatori Ebrei
Soncino
un'esposizione di acquarelli il cui tema principale è la natura e
Soncino che sarà
possibile visitare fino al 27 aprile
2025.
INAUGURAZIONE
Domenica 6 aprile 2025 ore 17,30
Presentazione
a cura del critico d'arte dott. Simone Fappanni.
Dal 6 al 25 aprile Riccardo Bozuffi
presenta una serie di acquerelli in cui esprime tutto il suo amore per la
natura. Punto ideale di partenza di questa rassegna è Soncino e i suoi scorci,
ammantati da un raro fascino, ripresi secondo raffinati acquerelli che ne
sondano le atmosfere, le luci e i colori. Ma la rassegna pone in risalto anche
altri temi e soggetti naturalistici
dell'artista, sempre eseguiti attraverso i pigmenti ad acqua.
Figlio d'arte, il padre Sergio è stato fra
i maggiori restauratori lombardi, già da giovanissimo la passione per il
disegno e la pittura portano Bozuffi a frequentare la bottega d'arte di
famiglia dove negli anni matura la sua vena creativa.
Conosce vari esponenti della pittura
italiana che contribuiscono ad accrescere la sua passione per le diverse
tecniche, come l'olio, l'acrilico, la tempera, l'acquerello e il trompe l'oeil.
I viaggi compiuti negli anni e i paesaggi
visitati sono da spunto per le sue innumerevoli opere ad acquerello.
La critica ha particolarmente evidenziato
la sua facilità ed immediatezza esecutiva, quasi come naturale conseguenza di
una dote innata.
Tiene corsi
d'arte, soprattutto rivolti ai bambini. Ha esposto con successo in importanti
sedi fra cui quelle dell'Accursio di Milano, dell'Officina dell'Arte di
Piacenza, dell'Adafa di Cremona e dello Spazio Arte di Castell'Arquato (Pc).
Recentemente è stato fra i protagonisti di un'importante esposizione a
Cagliari.
Riccardo Bozuffi riesce a definire, con
brillante apertura immaginativa, il fascino di paesaggi senza tempo, sospesi
fra realtà e immaginazione, capaci di entrare immediatamente 'in dialogo' con
l'osservatore».
(Simone Fappanni)
L' esposizione rimarrà aperta al
pubblico fino al 27 aprile 2025 secondo gli orari del Museo della Stampa: dal
Martedì al Venerdì dalle ore 10,00 alle ore 12,30, Sabato Domenica e Festivi
dalle ore 10,00 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 19,00; nei giorni feriali è
possibile, su prenotazione, la visita anche il pomeriggio telefonando allo 0374
83171 o scrivendo a: info@museostampasoncino.it
Mostra ' DONNE D'ARTE':
COLLETTIVA DEDICATA ALL'ARTE IN ROSA
Si apre Sabato 9 marzo 2025 presso il Museo della Stampa Centro Studi Stampatori Ebrei
Soncino un'esposizione collettiva dedicata a pittrici e grafiche contemporanee con opere a tema
libero
che sarà
possibile visitare fino al 30 marzo 2025.
INAUGURAZIONE
Domenica 9 marzo 2025 ore 17,00
Presentazione a cura del critico d'arte
dott. Simone Fappani.
Si potranno ammirare le opere di Emanuela Terragnoli, Annunciata Cusumano, Emma Azzi, Loredana Fantato, Maria Cavaggioni, Maria Camilla Rita Rap, Silvia Pastano, Enrica Groppi, Elena Bianchi, Marinella Ferrero, Nicoletta Reinach Astori, Mirella Valenti e Lorella Facchetti, improvvisamente scomparsa a fine gennaio ma i cui lavori, grazie alla sensibilità dei famigliari, sono comunque esposti, così come avrebbe voluto la nota pittrice bresciana. «L'arte al femminile 'spiega Fappanni 'compone idealmente una delle pagine più dense e significative dello sviluppo della creatività nel campo delle Beaux Arts. Tuttavia, per ragioni storiche e sociali è stata rivalutata solo in un'epoca relativamente recente. Per queste ragioni in questa mostra sono state invitate soltanto donne che si dedicano, con passione e trasporto all'arte. Il loro estro e la loro creatività riescono a portare alla ribalta soggetti e temi alquanto eterogenei che consentono di svolgere una interessante riflessione sull'esistenza. Fra colori, forme e materie si sviluppa, dunque, una rassegna che consente anche a un pubblico non specialista di apprezzare». Le donne hanno sempre avuto una grande passione per l'arte e molte di loro hanno cercato di coltivarla nonostante le difficoltà. Nonostante ciò, le donne sono riuscite a emergere e a diventare artiste di successo; tra queste, spiccano i nomi di Frida Kahlo, Mary Cassatt, Artemisia Gentileschi, Berthe Morisot e molte altre. Ecco allora che gli stili, diversi ed eterogenei, delle protagoniste di questa rassegna, risultano estremamente intriganti e suggestivi, sia che si tratti di soggetti figurativi che lavori astratti, eseguiti con varie tecniche, che comprendono anche l'utilizzo di strumentazioni informatiche, oltre a tecniche tradizioni, fra cui l'olio, l'acquerello, la tempera e la tecnica mista, in cui vengono talvolta utilizzati anche materiali di recupero. Si tratta, quindi, di un interessante caleidoscopio di immagini che si caratterizzano per una spiccata originalità e per una ricerca, continua e appassionata, di misure compositive tese a esprimere sensazioni ed emozioni profonde.
L' esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 30 marzo 2025 secondo gli orari del Museo della Stampa: dal Martedì al Venerdì dalle ore 10,00 alle ore 12,30, Sabato Domenica e Festivi dalle ore 10,00 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18,00; nei giorni feriali è possibile, su prenotazione, la visita anche il pomeriggio telefonando allo 0374 83171 o scrivendo a: info@museostampasoncino.it
"Weise
Rose" '"Rosa Bianca"
l nucleo del
gruppo, stanziato a Monaco di Baviera, è costituito da Hans Scholl, sua sorella
Sophie, Alexander Schmorell, Willi Graf, Christoph Probst e Kurt Huber: quest'ultimo,
docente universitario e stimato musicologo, si unisce al gruppo dopo la
sconfitta di Stalingrado e contribuisce personalmente all'attività di
contropropaganda.
Il gruppo mette a punto un pericoloso sistema clandestino attraverso il quale i
membri dell'organizzazione tentano di sabotare il regime di Hitler. In
particolare, sono soliti stampare e diffondere volantini che incitano i loro
connazionali a ribellarsi e resistere al nazionalsocialismo in nome della libertà
e della fratellanza tra i popoli. Così al primo volantino del giugno 1942, ne
seguono altri cinque, fino al 18 febbraio 1943. A quel punto, però, i giovani
fratelli Scholl (tra i maggiori esponenti del gruppo) sono scoperti e arrestati
presso l'Università di Monaco di Baviera. In capo a poco tempo, anche gli altri
componenti dell'organizzazione vengono arrestati dalla Gestapo, processati e
condannati alla pena capitale.
la loro vicenda resta un fulgido esempio di
altruismo e abnegazione, preziosa testimonianza di un impegno civile al
servizio della dignità umana.
I miei fratelli Hans e Sophie
hanno difeso una cosa normale, sono scesi in campo per una cosa semplice: per i
diritti e la libertà dei singoli, per la loro libera evoluzione e per il loro
diritto a una vita libera. Non si sono sacrificati per un'idea fuori del
comune, non perseguivano grandi scopi. Ciò a cui aspiravano era che gente come
te e me potesse vivere in un mondo umano. Il vero eroismo consiste forse
proprio nel difendere con costanza la vita quotidiana, le cose piccole e ovvie»
(Inge Scholl ).
La
fondazione Weiße Rose (Rosa Bianca) è stata costituita nel
1986 a Monaco di Baviera da componenti e superstiti del gruppo e da parenti e
amici dei membri giustiziati, in particolare Franz
Josef Müller e Traute Lafrenz, con il compito per statuto di commemorare la
resistenza della Rosa Bianca contro la dittatura nazionalsocialista, onorare i
suoi protagonisti e promuovere il coraggio civile, la responsabilità personale
e la consapevolezza democratica. Ciò include anche la presa di posizione contro
l'estremismo, l'antisemitismo e il razzismo.
E' un'organizzazione registrata senza scopo di lucro sostenuta da numerosi
amici e sponsor.
Oltre ai finanziamenti pubblici della
comunità delle città associate alla Rosa Bianca (Monaco, Amburgo, Saarbrücken,
Friburgo, Ulm, Berlino e Gräfelfing) e del Ministero dell'Istruzione e degli
Affari Culturali dello Stato bavarese, si basa su donazioni per svolgere i
propri compiti.
La Fondazione svolge questo compito
gestendo il Memoriale della Rosa Bianca nell'atrio della LMU di Monaco di
Baviera, nonché con mostre itineranti, eventi e progetti storico-didattici
sulla Rosa Bianca. Una preoccupazione particolare è quella di preservare
l'eredità del gruppo di resistenza.
La Weiße Rose Stiftung e.V.
La sua presidente è attualmente la signora dott. Hildegard Kronawitter.
L'attuale mostra permanente è stata
inaugurata il 18 febbraio 2017.
La mostra è diventata anche itinerante
tradotta in diverse lingue fra cui l'italiano e gira in forma simile negli USA,
Francia, Spagna, Polonia e Israele.
Ringraziamo di cuore la Fondazione 'La
Rosa Bianca' che ha voluto mettere a disposizione la Mostra itinerante alla nostra
Associazione/Museo della Stampa.
La mostra, allestita presso l'ex Filanda Meroni, a Soncino, verrà inaugurata Sabato 25 gennaio 2025 alle ore
17,00 e rimarrà visitabile fino al 9 febbraio 2025 secondo i seguenti orari:
Dal Martedì al Venerdì 10,00-12,30 il pomeriggio su prenotazione telefonando allo 0374-83171 Sabato e Domenica dalle 10,00 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18,00.
Nella giornata di Martedi 28 gennaio, presso la sala Convegni dell'ex Filanda
Meroni, al mattino riservato agli studenti dell'I.C. Giovanni XXIII di Soncino
e la sera aperto a tutti, il giornalista, scrittore, già direttore del
quotidiano indipendente del Trentino Alto Adige, 'L'Adige', Paolo Ghezzi, considerato uno dei massimi
conoscitori della 'Rosa Bianca', avendo scritto due libri sull'argomento,
racconterà le vicende di quel gruppo di studenti che si ribellarono
all'oppressione nazista.
Giuseppe Cavalli (Cons. delegato al Museo della Stampa Centro Studi stampatori Ebrei Soncino)
Mostra 'Le Donne negli ex Libris'
a cura dell'Associazione Italiana ex Libris
Si apre Sabato 1 febbraio 2025 presso il Museo della Stampa Centro Studi Stampatori Ebrei
di Soncino un'esposizione con un
centinaio di Ex libris raffiguranti le Donne che sarà possibile visitare fino al 2 marzo
2025.
INAUGURAZIONE
Sabato 1 febbraio 2025 ore 17,00
Presentazione a cura del dott. Marco
Franzetti.
L'associazione promuove l'ex libris
nelle sue diverse tecniche incisorie e della piccola grafica, mediante
l'esercizio di attività culturali ed artistiche e della pubblicazione e
diffusione della rivista "l'ex libris italiano".
Nel tempo la concezione
dell'ex libris si è modificata; oggi alla funzione originaria di
contrassegno di proprietà libraria si è sostituita quella di 'piccola grafica
d'arte dedicata'.
Quest'anno grazie alla ricchissima collezione della Biblioteca di Bodio Lomnago
siamo riusciti ad organizzare una Mostra sulle 'Donne negli ex libris'.
'Donna, mistero senza fine bello!' scriveva il poeta Guido Gozzano: l'universo
femminile ha sempre incantato e ispirato scrittori, pittori, incisori, scultori
che da quel 'mistero' hanno attinto per creare opere diventate immortali a
partire dai miti Greci e Romani fino ai giorni
nostri.
E' con
grande soddisfazione che accogliamo questa serie di oltre 100 opere di artisti italiani e stranieri nelle sale del
Museo della Stampa; ringrazio il dott.
Marco Franzetti, il sig. Franco Contini che
hanno incorniciato le opere e la
presidente dell'Associazione dott.ssa
Antonella Mensi.
L' esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 2 marzo 2025 secondo gli orari del Museo della Stampa: dal Martedì al Venerdì dalle ore 10,00 alle ore 12,30, Sabato Domenica e Festivi dalle ore 10,00 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18,00; nei giorni feriali è possibile, su prenotazione, la visita anche il pomeriggio telefonando allo 0374 83171 o scrivendo a: info@museostampasoncino.it
Giuseppe Cavalli